sabato 4 maggio 2013

L'agenzia

Egli volle dirle come se la immaginava.
-Bionda, è vero?
-Sì.
Bionda era, ma i capelli ruvidi contrastavano con il colore opaco della pelle. Come dirglielo? E perché?
-E gli occhi, azzurri?
-Sì.
Azzurri ma cupi, affossati sotto la fronte prominente. Come dirglielo?
Bella non era di volto. Come dirglielo, e perchè?
Belle aveva le mani e la voce.
- E le mani... hanno dita lunghe e affusolate?
- Si.
- E...
Si era fermato, come se gli mancassero le parole, come se avesse qualche timore a continuare.
- Sa che ha una bella voce... - Disse allora lei, mentendo, per coprire quel vuoto che stava diventando imbarazzante. E mentre lo diceva si pentì di quella menzogna, e non ebbe più alcun desiderio (se mai lo avesse avuto) di dire qualcosa a quell'uomo su di sè.
- Non è vero. - Disse subito dopo.
- Non è vero che cosa? - Si stupì lui.
- Non è vero che sono bionda.
- Ah...
- Passiamo ad un altro.- Borbottò lei, e cliccò il pulsante destro del mouse.
Dal monitor scomparve ogni immagine. Dopo qualche istante si aprì una nuova schermata con un volto che la guardava interrogativo.
- Si, hai ragione, ho rinunciato troppo presto. - Lo anticipò lei precipitosamente.
- Così non vai da nessuna parte, perdi tempo tu e perdo tempo io.
- Riproviamo, vedrai che andrà meglio la prossima volta.
- Ora te ne mando un'altro, ma vedi di concludere, hai capito? - Gli ingiunse il volto.
Dopo qualche secondo sul monitor comparve un giovane uomo con i capelli lunghi e la bocca piegata in una smorfia strafottente, tutto adagiato sullo schienale di una poltroncina girevole rossa.
Molti uomini (e donne) cercavano di mascherare la paura che avevano di loro con pose spavalde. Forse era proprio per tranquillizzare le persone che, dall'alto, qualcuno aveva deciso molto tempo prima di spegnere le videocamere che riprendevano gli operatori.
- Scommetto che sei orrenda, ringrazio Dio che non ti posso vedere.
Non la colpirono le parole ma il tono con cui lui le sputò fuori. Forse qui aveva qualche possibilità. Sorrise e si raddrizzò sullo sgabello, osservando meglio l'uomo.
- Non devi aver paura di noi... di me! - Si corresse velocemente.
- Non ho paura... non ho paura di voi, figurati se mi fai paura tu! - Lei avvertì una incertezza ed una rabbia nella voce molto promettenti.
- Non sono molto diversa da te. - Lo rassicurò - Cioè sono una femmina e tu sei un maschio, ma siamo molto simili.
- Non ho nessuna intenzione di invitarti a casa mia, nemmeno se tu fossi...
    - Guarda che posso offrirti dei doni. - Lo tentò  - Ad esempio posso assicurarti con una regolare procura notarile che non morderò nessuno della tua famiglia. Non solo, se tu hai dei nemici o qualcuno che vuoi...
- Ci sarebbe il direttore della banca che non vuole farmi il mutuo!- Disse lui scattando in piedi.
- Fammi entrare a casa tua e stanotte gli farò una visitina... - rispose lei trionfante, alzandosi dallo sgabello e passandosi la lingua sulla doppia fila di canini.
- Bhe, in fondo qui ognuno bada agli interessi suoi, anche Wallace ha aperto la sua casa ad uno di voi e non mi sembra se la passi male. Certo quel tipo non è una bellezza, ma in fondo - cercò di convincersi lui - in fondo non siamo tutti figli di Dio?
Sorridendo lei pensò no. Non proprio figli di Dio.

venerdì 3 maggio 2013

Roberto Masiero

Roberto Masiero è nato (1952) e cresciuto a Bolzano da genitori veneti, in anni nei quali era molto forte il disagio per il contrasto etnico tra popolazioni di diversa appartenenza linguistica. Vive e lavora nei dintorni di Treviso. Dal proprio osservatorio privilegiato, come scrittore e poeta dalle radici aeree, ha coltivato una vera avversione per ogni forma di pregiudizio. Nelle proprie opere riflette la contraddizione del vivere, l’offesa alla naturalità che accompagna più o meno consapevolmente il genere umano. Interpreta, spesso attraverso un briciolo di comicità leggera e di ironia, lo spettacolo ed il senso più recondito dell’esistenza individuale, spesso celati nei luoghi comuni della quotidianità.

Principali pubblicazioni:
Nel 2005:
Una notte di niente (Editing Edizioni – Treviso). Raccolta di racconti. Collana diretta da Paolo Ruffilli
Nel 2009:
Mistero animato (Mobydick editore di Faenza). Romanzo.
Finalista al Premio RHEGIUM JULII 2009 – Romanzo opera prima
Altre:
Suoi racconti e poesie, diversi dei quali premiati, sono presenti in varie riviste ed antologie.

giovedì 2 maggio 2013

Michela Gusmeroli

Nasce a Sondrio e nel '71 si stabilisce a Milano, dove partecipa al movimento delle donne vivendo intensamente una stagione decisiva per la sua formazione umana e intellettuale. Si laurea in psicologia, e a partire dagli anni Ottanta comincia a dedicarsi alla scrittura, in solitudine. Un suo testo viene letto e apprezzato da Lalla Romano. Segue i corsi di scrittura, tenuti da Dacia Maraini e Daniele Del Giudice. Trasferitasi a Treviso, dà nuovo impulso alla propria espressione conoscendo Giulio Mozzi. Con altri crea un gruppo di lettura e di confronto, che si riunisce da anni. Dopo alcune pubblicazioni in volumi collettanei, nel 2006 presso la casa editrice Tracce dà alle stampe il suo primo libro Pablo e la mia storia, nel 2010 pubblica presso i tipi dell'editrice Zona Una sera dolcissima.



"Provo un forte smarrimento nel sentire distaccarsi da me queste scritture (brani autobiografici, riflessioni, racconti e lettere immaginarie) che mi hanno accompagnato per tanto tempo, come un ininterrotto monologo interiore. I momenti di molte esperienze interne ed esterne, fra le quali il sessantotto e il femminismo. Forse, la parte più intima. Dove ho trovato la mia ideologia. Il mio percorso esistenziale e narrativo." Michela Gusmeroli

mercoledì 1 maggio 2013

questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
       Considerate se questo è un uomo
         Che lavora nel fango
       Che non conosce pace
       Che lotta per un pezzo di pane
       Che muore per un sì o per un no.
      Considerate se questa è una donna,
      Senza capelli e senza nome
      Senza più forza di ricordare
      Vuoti gli occhi e freddo il grembo
     Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
     O vi si sfaccia la casa,
     La malattia vi impedisca,
     I vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi, Se questo è un uomo.